Anche il teatro diventa parte del confronto, con la amichevole partecipazione dell'attrice Manola Rosati che porterà in scena un monologo dedicato al diritto alla casa, dando voce attraverso il linguaggio teatrale alle difficoltà, alle paure e alle speranze di chi ogni giorno vive il problema dell'abitare.
Non un semplice intermezzo, ma un intervento pensato per entrare direttamente nel cuore del dibattito: dalle storie e dalle emozioni portate sul palco nasceranno domande e spunti con cui interrogare gli ospiti sulle politiche abitative e sul significato concreto del diritto ad avere una casa.
Da Paolo Villaggio a Renato Pozzetto, da Lino Banfi a Massimo Boldi e Christian De Sica: Victor Quadrelli riporta sul palco una stagione irripetibile della comicità italiana e, tra imitazioni, monologhi e aneddoti, ci accompagna anche a interrogarci su quanto sia cambiato il nostro modo di ridere.
Victor Quadrelli nasce a Bogotà nel 1990 e, a due anni, arriva in Italia dove viene adottato da una famiglia originaria di Rimini, città in cui cresce e in cui inizia a coltivare la propria vocazione per la scena.
La sua carriera artistica prende avvio nel 2009 con la creazione di un primo personaggio comico, il barista romagnolo Simone Sissiroli — una prova d'esordio che lascia già intravedere il talento naturale per la caratterizzazione e per la voce.
È però l'incontro con la figura di Ugo Fantozzi, e con il suo autore Paolo Villaggio, a segnare la svolta del suo percorso. Quadrelli fa di quell'imitazione non un semplice numero comico, ma un vero atto di studio e di affetto verso una delle vette della commedia italiana del Novecento: un lavoro di ricostruzione della voce, del corpo e del ritmo.
Dopo le esibizioni nelle strade di Roma, nel 2022 approda sul palco di Italia's Got Talent, dove il suo tributo a Villaggio conquista pubblico e giuria. Da lì le apparizioni radiofoniche e televisive si moltiplicano, da Viva Rai2 con Fiorello a La Zanzara di Giuseppe Cruciani.
Ma la parte più interessante della biografia artistica di Quadrelli sta altrove: nel passaggio, tutt'altro che scontato, da imitatore ad autore.
Dietro le voci e le maschere dei grandi comici italiani, Quadrelli scrive: costruisce spettacoli propri, in cui il mestiere dell'imitazione si piega a una scrittura più larga, capace di attraversare anche i momenti più duri di una vita segnata da difficoltà familiari e da anni complicati, mai nascosti, semmai trasformati in materia teatrale.
È in questo solco che nasce “Non c'è niente da ridere” — il titolo che meglio racconta la sua idea di comicità: non fuga dalla realtà, ma lente che la mette a fuoco.
Uno spettacolo che chiede al pubblico di ridere sapendo, nello stesso istante, che quella risata nasconde una domanda più seria.
Oggi Quadrelli è considerato una delle voci più originali della nuova comicità italiana: un artista che ha fatto della cultura della commedia — non della sola battuta — il proprio terreno di lavoro, e che porta ora a Terni questo suo percorso fatto di risate che non si accontentano di essere solo risate.
A cura della Cittadella delle Associazioni di Piazza della Pace
Un viaggio tra culture, identità e tradizioni. Persone provenienti da diverse parti del mondo raccontano le proprie origini attraverso gli abiti tradizionali.
Un confronto su lavoro povero e precario, fragilità sociali, servizi pubblici e diritto alla cura, mettendo al centro le persone che più direttamente pagano il prezzo delle trasformazioni economiche e sociali.
Il confronto sarà attraversato dalla amichevole partecipazione degli attori Andrea Nini e Manola Rosati, che porteranno in scena brevi monologhi dedicati al lavoro precario e alle difficoltà degli operatori sanitari.
Le loro interpretazioni non saranno semplici intermezzi: diventeranno stimoli e domande rivolte agli ospiti, portando nel confronto esperienze, contraddizioni e fragilità che troppo spesso rimangono nascoste dietro numeri e statistiche.
Avere Giulio Cavalli a Terni è un'occasione rara: un autore capace di trasformare una tragedia vera in un atto teatrale geniale e necessario.
Lo spettacolo prende ispirazione dalla storia vera di Moussa Diarra, 26 anni, originario del Mali, ucciso il 20 ottobre 2023 da tre colpi di pistola esplosi da un agente della Polfer nei pressi della stazione di Verona, disarmato.
Da qui Cavalli, con l'ironia tagliente del giullare, immagina Moussa arrivare in Paradiso... e trovarci la stessa burocrazia, la stessa superficialità, gli stessi pregiudizi della Terra.
Un paradosso geniale, che costringe a ridere di ciò che non fa ridere affatto, e a chiedersi quante volte, prima della pallottola, avevamo già smesso di vedere Moussa come una persona.
Giulio Cavalli vive sotto scorta dal 2007 per il suo impegno contro le mafie. Attore, scrittore, giornalista e drammaturgo, è una delle voci più coraggiose del teatro civile italiano. Da Do ut Des (2008), lo spettacolo che gli è costato le prime minacce, non ha mai smesso di raccontare ciò che altri tacciono — nomi, complicità, colpevoli silenzi.
Il suo impegno gli è valso il Premio Giovani Giuseppe Fava (2010) e il Premio Selezione Campiello per il romanzo Carnaio, finalista anche al Premio Napoli e tradotto in più paesi.
Tra i suoi libri: Nomi, cognomi e infami, L'innocenza di Giulio, Mio padre in una scatola da scarpe, Disperanza e Nuovissimo Testamento. Ha scritto per Left, Fanpage, L'Espresso, TPI e Il Riformista.
Sul palco porta il mestiere del giullare: usa il riso come arma per smontare la prepotenza. Un artista che ha pagato di persona la propria coerenza — e che oggi porta a Terni uno spettacolo assolutamente da non perdere.
Una “giullarata funebre” ispirata alla storia vera di Moussa Diarra, 26 anni, ucciso il 20 ottobre 2023 da tre colpi di pistola esplosi da un agente della Polfer nei pressi della stazione di Verona, disarmato.
Lo spettacolo racconta le sue tante morti — nel deserto al guinzaglio dei trafficanti, in Libia sotto la frusta degli accordi Italia-UE, in Italia inseguendo un permesso di soggiorno che cambia ad ogni elezione, infine davanti a una stazione — per restituire, oltre la cronaca e la paura, complessità, dignità, umanità.
Non chiede compassione, ma ascolto;
non cerca alibi, ma responsabilità.
Un teatro che smonta la burocrazia che annulla le persone e trasforma i numeri in nomi — un linguaggio che parla direttamente a chi, come il SUNIA, lotta ogni giorno perché nessuno resti invisibile.